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Il tuo nome è il nostro nome di Pina Esposito

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Ilaria Alpi

 

 

 

 

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Il tuo nome è il nostro nome.
Leggero come l’aria, forte come le rocce dei nostri monti di confine, il tuo nome si amplifica su mille bocche, s’incide mille volte in un anno sui fogli bianchi dei nostri studenti.
Moltiplica per anni “Ilaria Alpi” e ne coglierai l’efficacia eternatrice.
Questa è una lunga lettera che ti scrivo. Lo faccio per renderti onore, per sottolineare la forza che ci trasmetti; lo faccio per fortificarci e fortificare anche i tuoi genitori, tanto tenaci quanto lo sono le querce nell’ostinarsi a non abbandonare le loro radici.
A te e a loro vanno le mie parole, perché il loro dolore e il tuo sacrificio non siano vani.
Una scuola che sceglie te per darsi la nuova denominazione, è una scuola che rimarca il valore della propria missione educativa e formativa.
E’ un’istituzione la scuola, un “territorio”, un luogo di crescita e di formazione, un posto quasi sacro che aiuta a trovare la rotta a moltitudini di individui. In questo luogo, noi costruttori di conoscenze e di valori, spendiamo le ore di tutta una vita, nel fermo convincimento di agire per finalità di enorme portata.
Quando sbagliamo, se sbagliamo, non possiamo neutralizzare l’eventuale danno che arrechiamo a menti e a cuori, ma ne portiamo il peso a lungo sulle spalle e nell’intimo delle nostre coscienze. Siamo troppo consapevoli dell’importanza del nostro ruolo, per poterci permettere debolezze e distrazioni; perciò non possiamo sbagliare, non dobbiamo sbagliare.
Noi quando seminiamo, quando nelle aule quadrettiamo, squadernando il sapere, guardando negli occhi puntati o distratti, persi o inconsapevoli dei nostri alunni, lo facciamo sospinti da una forza interiore che non si misura e non si quantifica, perché è una forza che cresce e non decresce con il passare del tempo. I nostri ragazzi, anche quelli che sembrano ostinatamente sordi e ciechi, hanno sempre qualcosa da dirci e da donarci.
Come puoi capire, cara dolce Ilaria, questa è una lettera d’amore, per te, per i tuoi, ma anche per la scuola e, soprattutto, per i veri attori di questo teatro sconfinato: gli alunni.
In questi tempi certo non facili, né felici, noi vogliamo dare anche attraverso il tuo nome, un segnale forte, deciso, significativo. Per noi sei l’emblema di un futuro fatto di speranze possibili. Sei, in fondo, l’isola felice cui vorremo si approdasse per osservare nuovi orizzonti. Su in alto vorremmo guardare non stracci di cielo di pece, ma spazi azzurri tersi e distesi, attraversati dai dispiegati voli dei gabbiani. Uccelli leggiadri e liberi. Non a caso essi rappresentano il logo del nostro Istituto. Anche in questo caso una scelta felice, un’intuizione intelligente.
Pensa che bel connubio, Ilaria. Tu, con il tuo nome e il gabbiano…
Un faro, un punto di luce (Tu) e voli che si librano, che spaziano e che si elevano (il gabbiano). Metaforicamente potremmo anche dire: l’amore costante e deciso per la ricerca del vero (tu, noi, i ragazzi); il discostarsi dal terreno, dal contingente per puntare sempre più in alto, sospinti dal desiderio di affermare una libertà di pensiero e di essere; desiderio che nobilita ed eleva gli spiriti (il volo del gabbiano).
Questa è la missione nostra e della nostra scuola.
Ora che abbiamo te ci sentiamo più forti e meno soli.
Anche tu, tua madre e tuo padre, lo siete un po’ meno, vero?
Mi sussurri che è vero, è così. Mi dici che sei felice, in particolar modo, per le “tue amate querce”. [....]

 

Leggi tutto il testo della prof.ssa Pina Esposito                    

Ilaria Alpi

 

Quando è stata uccisa, e con lei l'operatore Miran Hrovatin, in un agguato a Mogadiscio il 20 marzo 1994, si trovava in Somalia per il TG3 dove stava seguendo gli sviluppi dell'operazione ONU "Restore Hope"che avrebbe dovuto mettere fine alla guerra tra le fazioni che insanguinavano il paese. Nello stesso tempo indagava su un traffico di armi e di rifiuti tossici illegali in cui riteneva coinvolti anche l’esercito e altre istituzioni italiane.

Avrebbe compiuto 33 anni il 24 maggio di quell'anno. Nata a Roma, si era laureata in Lingue e Letterature straniere moderne presso l'Istituto di Lingue orientali dell'Università di Roma "La Sapienza". L'ottima conoscenza orale e scritta della lingua araba le aveva permesso di ottenere delle Borse di studio dal governo egiziano negli anni 1985 e 1987. La conoscenza del francese e dell'inglese le aveva consentito collaborazioni giornalistiche dal Cairo con le redazioni di diversi giornali. Era stata traduttrice per il Ministero del Turismo egiziano. Iscritta dal 1989 all'Albo dei giornalisti pubblicisti, aveva collaborato inoltre con quotidiani e settimanali. Nel 1989 aveva vinto il concorso Rai e dal marzo 1990 era stata assunta da Rai Sat. Dal dicembre 1990 era stata trasferita alla redazione del TG3 di Parigi, poi in Marocco, a Belgrado e a Zagabria. La semplicità del suo modo di essere, la preparazione ed il rigore nell'esercizio della sua professione, sono stati i tratti personali che tutti le hanno sempre riconosciuto. Concepiva e praticava il mestiere giornalistico, che l’aveva già portata a lavorare sui fronti della guerra in Bosnia e nel Medio Oriente, con un impegno personale e quotidiano teso a capire le situazioni di crisi, consapevole che la sua professione era fatta di curiosità e coraggio, di volontà di andare a fondo e di indagare. "A me piace andare, vedere e riferire e non farmi raccontare dagli altri quello che è successo. E questo sempre, in ogni circostanza" ebbe a dire ad un suo collega pochi mesi prima della sua morte. Mise al servizio della professione i suoi studi, concepiti come strumento necessario alla comprensione profonda del mondo islamico, delle sue diverse componenti culturali, religiose e politiche.

Dal 1995 ogni anno, a Riccione, alle migliori inchieste televisive italiane dedicate ai temi della pace e della solidarietà viene assegnato il Premio Ilaria Alpi.                  

(Fonti: www.camera.it/serv_cittadini e WIKIPEDIA enciclopedia libera [con adattamenti])

Il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Un'esecuzione premeditata in piena regola o un agguato a scopo di rapina finito male? La risposta a molti anni di distanza ancora manca. Quello che si conosce è solo un triste balletto di perizie che hanno avallato tesi contrastanti. La prima ipotesi é quella di un'esecuzione, la seconda parla di un incidente.

Il 23 febbraio 2006 la commissione parlamentare dopo due anni di lavori ha portato a termine il suo compito.

Il presidente Carlo Taormina ha espresso la tesi dell'omicidio avvenuto dopo un fallito tentativo di rapimento da parte di alcuni abitanti di Mogadiscio. Il fatto sarebbe avvenuto per un risentimento che i somali avevano nei confronti del popolo italiano. La commissione non ha però approfondito la possibilità che l'omicidio sia stato commesso per le informazioni avute dalla Alpi sui traffici di armi e di rifiuti tossici.

La perizia della polizia scientifica ha ricostruito la dinamica dell'azione, stabilendo che i colpi sparati dai kalashnikov erano indirizzati a Ilaria e Miran, poiché l'autista e la guardia del corpo rimasero indenni.

Il film del 2002 Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni di Ferdinando Vicentini Orgnani ripercorre questa tragica storia.

 

  (Fonte Web)

  Visita il sito www.ilariaalpi.it per altre notizie e per gli aggiornamenti sul caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin       

Locandina del film 

interpretato da

Vittoria Mezzogiorno

nel ruolo di Ilaria

 

Copertina del libro a cui il film si è liberamente ispirato

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